l'ippoghigno nella bruma

Né dio né stato, né blog né sito, né prima scritto né dopo disegnato
mercoledì, 23 luglio 2008

PAUSA

Sto bene.
 
Non ho chiuso.
Ho riflettuto sulla forma blog. Sentivo il bisogno di sistematizzare, nella mia testa, un po' i temi e le idee.
Avevo anche da smaltire una sbornia.
Comunque.
Una volta scollinato luglio, poi è tutta discesa, fino a settembre. Si fila via.
Infatti.
Sarà lì, penso, che ci rivedremo.
 
Buone vacanze.
Per me lo saranno.
postato da: borisbattaglia alle ore 15:59 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: otio et ignorantia
mercoledì, 09 luglio 2008

...e buonanotte anche a me

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categorie: otio et ignorantia
martedì, 08 luglio 2008

buonanotte ai suonatori

buona notte ai viaggiatori,
a chi cerca di notte una riva,
a chi s’è perso
e non trova la strada
ma ancora cammina

ecco, appunto, hanno ragione i Fratelli Severini.

Ci sono cose. Che nel giro di tre giorni ti cambiano la vita, ti spostano gli interessi. Ti danno prospettive nuove.

C'è da camminare, ancora e tanto.

Vado. Mettendo in conto, come ogni vero viaggiatore, l'enventualità di non tornare.

Nel caso contrario ci vediamo. Prima o poi.

Sciao.

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categorie: no grazie io cammino, privati onanismi
venerdì, 04 luglio 2008

il fumetto come impossibilitĂ 

“No, è proprio un’impossibilità, ho gli occhi che non vedono più le cose, non vedo più il disegno in forma statica, non vedo più la vignetta singola, riesco solo a sentire il flusso della storia, quando lavoro sulla vignetta 1 della pagina 1 ho il cervello che è già sulla 5, sono a rincorrermi. Da un lato è un’esperienza strana, dall’altro è una grossa perdita di piacere nel disegno, e soprattutto se c’ho un piacere ce l’ho alla fine, ora, leggendo le cose”.
 
Così dice, e a me quello che dice piace un sacco, Gipi, nella chiacchierata con Giacomo Nanni e Claudio Nader che dovete assolutamente leggere.
 
Buon fine settimana.
postato da: borisbattaglia alle ore 12:04 | link | commenti | commenti
categorie: organon
martedì, 01 luglio 2008

surfin' week end

Per motivi che non starò qui a raccontarvi (il solito lavoro schifo), lunedì dovevo essere a Savona. Allora, penso, ne approfitto. Sabato mi fermo a Chiavari, così passo al negozio del Bisson a comprare, come suggerisce MG, una cassa di U Pastine. Al di là di tutto, e per inciso, non fate mancare questa bianchetta nella vostra scorta personale di vini.
Però, ‘rcodio, il Bisson è chiuso per ferie. Me ne sbatto, penso. Vado a pranzo da Luchin e me la compro lì, lo so che non manca.
Ma: Luchin è chiuso per ferie.
Al limite dell’incazzatura feroce porto la famiglia a Sestri. Pranziamo al Polpo Mario e ci facciamo il bagno nella baia del silenzio.
 
Poi alcune cose che sono valse del week end. Così. Facendo un po' di surf sulla temporalità. Tra domenica e lunedì.
L’Antica Osteria della Posta a Castelvecchio di Rocca Barbena: coppa tagliata a coltello, sformatino di patate nuove, melanzane saltate in padella con aglio fresco e aceto balsamico, frittatina alla menta; lasagnette con sugo fresco di pachino dell’orto; carrè di carni bianche; torta di mandorle.
Una bottiglia di Chardonnay piemontese vinificato in purezza, non ricordo purtroppo (perchè meritava il ricordo... ma tanto ci torno in quest'osteria) la cantina.
Poi lungo la strada.
Una bottiglia di Granaccia di Quiliano di Rita Scarrone.
Una bottiglia di Buzzetto di Quiliano di Rita Scarrone.
Poi a Savona.
Il ristorante Cu' De Beu in Calata Sbarbaro al porto: spaghetti alle acciughe: sugo delicato di pomodorini pachino saltati con acciughe erbette e uvetta; polpo e patate; bavarese con le fragole.
Un litro di Lumassina.
Poi lunedì sera tornato a Milano.
Voglio andare a vedere com’è il nuovo Re Salomone. Che si è trasferito in via Sardegna.
Falafel; kraimi; bakiava; caffè e grappa tunisina di fichi.
Una bottiglia di Sauvignon blanc Carmel.
 
Oggi salto. Che sono un tipo veramente flessibile.
postato da: borisbattaglia alle ore 14:27 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: bastan poche briciole
venerdì, 27 giugno 2008

l'oro dei preti

Cercavo tra le mie carte alcuni documenti per citare correttamente-  in un pezzo che vado a scrivere –inerente pure alla breve storia dell’eugenetica che sto tracciando su queste ippoghignee colonne- gli elementi di continuità tra il razzismo bio-antropologico di fine ottocento, le teorie eugenetiche di Pende,  le leggi razziste del 1936 e quelle antisemite del ’38 e le attuali demenziali uscite di Maroni. Quelle sulla schedatura dei bimbi rom. Per inciso: siamo in pericolo signori miei.
 
Comunque.
Trovavo la trascrizione di questa conversazione.
 
 
Console: Lo sapete, onorevole, che le offerte di oro alla Patria dei gruppi e degli enti sono affluite in Federazione, da dove le abbiamo mandate alla Banca d’Italia. Sapete anche che qui un esperto le divide per caratura e peso. Lo sa, onorevole che tra i tanti oggetti c’è pure il medagliere del Duce. Lo abbiamo rimesso per primo.
Marinelli: Che gesto da parte del Duce! Magnifico.
Console: Certo, però… c’è una cosa un po’ antipatica: tra tutte le medaglie di oro purissimo ce n’è una… di volgarissima latta dorata.
Marinelli: Mettetela da parte, che danno volete che sia.
Console: il problema non è il danno in sé, è che si tratta della medaglia commemorativa del trattato con il Vaticano, quella che gli fu consegnata dal Papa in persona in quell’occasione… insomma, quei simpatici pretini hanno affibbiato al Duce una patacca!
Marinelli: Figli di cane…
Console: Pensa sia il caso di farlo sapere al Duce?
Marinelli: Non è cosa semplice… Ne parlo con il segretario del Partito… vediamo cosa ne pensa lui…
 
 
Il 18 dicembre 1935 è una giornata di merda. Piove che, come si suol dire, quel vostro porco dio la manda.
Gli italiani, le italiane in particolare donano le proprie fedi d’oro, e tutto quello che hanno e che vogliono basta che sia d’oro, alla Patria per finanziare la guerra d’Abissinia.
Anche il Duce non si esime. Dona tutto il suo medagliere.
Tra queste medaglie c’è quella in oro zecchino consegnatagli dal Papa Pio XI a imperituro ricordo della firma dei patti Lateranensi (11 febbraio 1929).
La convenzione finanziaria compresa nei patti accordava al Vaticano 750 milioni di lire in contanti e  un miliardo in titoli di stato al cinque per cento.
A ricordo di ciò il Duce riceveva una patacca.
 
Più o meno nei termini che vi ho riportato si svolgeva una conversazione telefonica tra un console della Milizia e Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del PNF.
La conoscenza storica di questo fatto la dobbiamo ad alcune intercettazioni telefoniche dei servizi segreti fascisti.
 
Notare, di passaggio, come, anche tra i burocrati del regime, stronzate come quelle del Voi  avessero preso piede!
 
Fonte:
l’unica cosa interessante che potete trovare in quel libro del cazzo del pessimo Petacco Arrigo che si intitola, Faccetta Nera, Mondatori, 2003 p. 113
un libro invece molto bello e serio è quello di Petra Terhoeven, Oro alla Patria, il Mulino, 2006.
postato da: borisbattaglia alle ore 15:18 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: ateologismi, organon
martedì, 24 giugno 2008

kaloi kai agathoi (cinque)

In un agile saggetto del 1927 l’economista di formazione marxiana Achille Loria salutava l’eugenetica con l’appellativo di scienza nuova (Una scienza nuova: l’eugenica, Edizioni del Pensiero Sanitario, 1927); anzi, sottolineava che l’eugenica sarebbe senza dubbio divenuta la “scienza della stessa società in embrione”. Igienisti e clinici fecero presto loro l’idea del Loria dell'eugenetica come di un ponte lanciato tra scienze sociali e scienze biologiche. Il bacino di confluenza (come sostenne l’avvocato – come si vede non furono solo i medici a intervenire nel dibattito eugenico-Vittorio Alfredo Russo nel suo Nuovi lineamenti di eugenica, Edizioni del Pensiero Sanitario, 1928 ) di tutte le scienze che avessero avuto come oggetto l’uomo. Insomma, concludeva il Russo, l'eugenica aveva tutte le carte per diventare una nuova dottrina totalitaria (op. cit. p. 12).

Beh. Lo sapete il totalitarismo all'epoca era di moda e nessuno si vergognava a chiamarlo con il suo nome. Ma non divaghiamo.

L'eugenetica venne interpretata come una dottrina totalitaria e trovò nel regime totalitario fascista il terreno adatto a svilupparsi; in una forma originale però, rispetto alla direzione che stava assumendo nei paesi anglosassoni.

Ho già detto della resistenza cattolica al tipo di eugenica qualitativa anglosassone.

Per l’autorevole voce di Marcello Boldrini gli scienziati cattolici invitavano, dalle pagine di Vita e Pensiero nel 1929 – anno cardine dal quale la voce della Chiesa diventerà imprescindibile per la politica italiana- alla cautela nella formulazione di programmi di eugenetica pratica. Nel marzo del 1931 poi il Santo Uffizio, facendo seguito alla Casti Connubii di Pio XI, prenderà apertamente posizione contraria nei confronti dell’eugenica: sic dicta eugenica, sive positiva sive negativa omnino improbandam et habendam pro falsa e damnata (Decretum de educatione sexualis et de eugenica, pubblicato sull’Osservatore Romano il 22 marzo 1931).

Oltretutto con il discorso dell’Ascensione (maggio 1927) Mussolini aveva lanciato la campagna demografica, cosa che entrava in netta collisione con le posizioni neo-malthusiane dell’eugenetica anglosassone.

Tutte queste contraddizioni non si risolsero però nell’abbandono da parte del fascismo delle idee eugenetiche, ma lo spinsero alla ricerca di una via originale, quantitativa -tanti e forti come volevano papa e duce- piuttosto che qualitativa; via che venne detta latina in contrasto a quella anglosassone.

Gli alfieri e gli artefici di questa via furono, come già detto, Corrado Gini e Nicola Pende.

Alla prossima vedremo nel dettaglio il loro pensiero.

postato da: borisbattaglia alle ore 22:51 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: organon
lunedì, 23 giugno 2008

Kaloi Kai Agathoi (quattro)

Il regime fascista mostrò subito un chiaro interesse per l’eugenetica. Tanto che nel 1929 il Ministero per l’Educazione Nazionale patrocinò il Secondo Congresso di Genetica ed Eugenetica, e il sottosegretario Di Marzo, vi intervenne con un solenne discorso. L’interesse del regime per l’eugenetica nasceva da due precisi motivi.

Il primo fu, se si deve credere a De Felice, la sfiducia e il disprezzo di Mussolini per gli italiani, che con il tempo gli fecero realizzare “l’idea che per mutare gli italiani occorresse una sferzata bellica e, addirittura una loro trasformazione biologica” (Renzo De Felice, Mussolini il fascista. La conquista del potere 1921-1925, Einaudi, p.467). L’eugenetica apparve come la “scienza” in grado di operare questa trasformazione biologica, e si spiegherebbe così la spinta e il credito che essa ricevette dal regime nel corso degli anni trenta.

Il secondo motivo, molto più razionale, fu che l’eugenica, soprattutto quella positiva che, come abbiamo visto, era uscita egemone nel dibattito degli anni venti e che Mario Barbara (curatore della voce Eugenica per l’Enciclopedia Italiana, vol. XIV, edizione del1932, p.560) ribattezzò eutenica per le sue affinità con l’igiene, tendeva al miglioramento biologico attraverso la bonifica ambientale e l’educazione/profilassi degli individui. Un tale programma si sposava perfettamente con la politica mussoliniana di incremento demografico, di ruralizzazione e di bonifica delle terre malariche, di formazione dell’uomo totale fascista, e ne forniva la giustificazione scientifica. Non ritengo troppo lontano dal vero affermare che il regime fascista cercò, interessandosi ai problemi igienico-eugenici, una copertura scientifica e sanitaria all’inconsistenza effettiva della propria politica corporativa.

Fu Nicola Pende a dare vita al tentativo più organico di collaborazione tra eugenetica e fascismo, con quella che egli chiamò “scienza dell’ortogenesi”, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto portare alla definitiva formazione di quell’uomo totale auspicato da Mussolini.

Nonostante quella italiana fosse un eugenica  positiva, dalle teorie ortogeniche di Pende al Manifesto della razza il passaggio fu breve.  

Ma andiamo con ordine.

postato da: borisbattaglia alle ore 22:40 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: organon
domenica, 22 giugno 2008

sulla natura (epica e feroce) dell'Ippoghigno ovvero le cose essenziali

Ecco.

Qual è la natura di questo coso che non so? Questo coso che chiamano blog. Soprattutto ha ancora senso, dopo più di tre anni, e – quel che più conta- ho ancora voglia di buttarci sopra tempo e intelligenza? Me lo chiedevo in questi giorni. Ripetutamente.

Forse perché avendo profittato, nelle scorse settimane, del brutto tempo, mi ero attardato a parlarne con i vecchi ubriaconi che sono solito frequentare quando, attraversato il Naviglio, mi perdo in estenuanti confronti intellettuali con i frequentatori delle mie adorate bettole della seconda cerchia. Così, nel buttare giù queste righe ho tenuto conto più di tutto quello che ci siamo detto, di tutto quello che ci siamo bevuto.

Cioè.

…a proposito: sapete voi, miei cari, chi fu l’inventore del cioeismo? No?!? Maccome. Lo avete eletto, il Manzoni, a pilastro fondante dello scrivere romanzi epici in italiano e non vi ricordate quella viottola polverosa lungo la quale scendeva Don Abbondio? Dai. Quando gli sgherri di Don Rodrigo gli si avvicinano e gli chiedono se è lui che l’indomani dovrà sposare il Tramaglino e la Mondella; e il pavido pretocchiolo, mentre gli sfinteri tutti gli si allentano, si ficca due dita nel colletto inamidato e bofonchia, a prendere tempo, un bel …cioe…

Tutta la nostra epica viene da qui.

Ma.

Non divaghiamo.

Che tenere al freno l’Ippoghigno non ha mica niente di epico. E’ normalissima e, a volte sospetto, inutile routine. Un impegno da travet non retribuito. Infatti. Ultimamente ho assistito a defezioni, silenzi, chiusure, fughe nell’accademia e nel misticismo. Tutte giustificatissime.

Allora.

Visto che il tempo si metteva al bello, decidevo di perderlo (il tempo) seduto al tavolaccio di quercia della casa in montagna e stavo pensando, mentre mi accendevo il solito Sunday Fantasy nella vecchia Savinelli Accademia, ma perché cazzo mai caro Boris ti ostini a scrivere le tue cose, così poco italianamente epiche, di cui non frega niente a nessuno –o quasi- su questo cazzo di spazio irrilevante?

Perché non trovi altri modi? Chessò una rivista, un libro o addirittura una nuova casa editrice. 

Dai!

Lo so benissimo che questa irrilevanza è il prezzo della libertà e della verità.

Me ne sono sempre fatto una bandiera.

C’è forse qualche altro luogo dove, con sistematicità e organicità (si lo so, io non sono molto organico e ancor meno sistematico, ma è solo un problema mio, che lo strumento lo permetterebbe eccome), io possa esprimere – senza nulla dovere a nessuno – il risultato delle mie riflessioni e delle mie ricerche in qualsiasi momento mi aggradi?

No.

Allora la questione è: allo stato attuale degli epici stravolgimenti della mia vita ho ancora voglia di parlare QUI di una roba da poco come il fumetto?

Si.

Ne ho ancora voglia perché al di là di tutte le meschinerie che ne caratterizzano l’ambiente , il fumetto è la scrittura più libera e potente che ci sia in giro.

Sia pure da questo insulso e diroccato avamposto io, Boris Battaglia , condurrò –come un antico Ras abissino, la più feroce ed epica delle offensive.

Adesso però torno a vedere la partita.

 

postato da: borisbattaglia alle ore 21:46 | link | commenti (10) | commenti (10)
categorie: gnommeri
martedì, 17 giugno 2008

17 giugno 1927

postato da: borisbattaglia alle ore 09:55 | link | commenti (13) | commenti (13)
categorie: cazzabubbole

Chi è Boris

Blogger: borisbattaglia
Nome: boris battaglia
"Tutte le difficoltĂ  nell'interpretazione della scrittura sono derivate non tanto da un difetto di forze del lume naturale, quanto dalla trascuratezza (per non dire la malizia) di uomini che neglessero la storia della scrittura". Baruch Spinoza, Trattato teologico-politico

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Nessun diritto riservato. Ogni singola parola può essere copiata, stravolta, abusata per ogni scopo e intenzione, senza dover riferire che è farina del sacco di Boris.

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